Metodo di “Educazione Empatica Comunicativa”

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Per il campo d’indagine cui ho dedicato la mia vita, cioè lo studio del comportamento animale, ciò val ancor più che per ogni altro campo di ricerca nel mondo vivente: questo studio esige una dimestichezza così immediata con il mondo animale, ma anche una pazienza così disumana da parte dell’osservatore, che non basterà a sostenerlo il solo interesse teorico per gli animali, se mancherà l’amore che nel comportamento dell’uomo e dell’animale riesce a cogliere e constatare quell’affinità di cui aveva già da prima un’intuizione.”

Konrad Lorenz, Alternberg estate 1949

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Il Metodo di “Educazione Empatica Comunicativa del Cane da Pet Therapy®” è stato ideato da Maurizio Pagliarini (Etologo Comportamentalista e Istruttore Cinofilo)

La comunicazione empatica è un processo di apprendimento che si basa sulle capacità del soggetto di imparare osservando il comportamento dei cospecifici e interspecifici (vedi neuroni specchio).

Le emozioni e i sentimenti vengono letti, comunicati ed elaborati attraverso il canale comunicativo della singola specie; quindi nell’osservazione del comportamento umano il cane ha imparato un linguaggio nuovo attraverso il quale è in grado di interpretare le nostre modalità espressive ed emotive che noi esprimiamo.

Sfruttando ed esaltando queste capacità il cane diventa co-terapeuta da pet therapy d’eccellenza.

Questo metodo prende spunto dalla psicologia animale comparata e dagli studi sul comportamento, seguendo un andamento parallelo con la psicologia e la comunicazione umana, sia in normalità che in patologia.

CENNI SUGLI ASPETTI COMUNICATIVI DEL CANE

Lo sguardo e la postura possono essere considerati i principali modi di comunicare tra l’uomo e il cane.

Attraverso lo sguardo condiviso avviene il primo contatto di comunicazione; il cane pone attenzione al padrone e attende il suo comando (gestuale, mimico, verbale, corporeo, emotivo).

Il cane ha maggiore capacità rispetto all’uomo di interpretare il segnale emotivo del paziente ed il conseguente atto comunicativo (spesso non convenzionale e non comprensibile dall’operatore).

Le capacità mimiche e gestuali convenzionali sono spesso assenti o notevolmente ridotte nei soggetti patologici, e questo li pone sullo stesso piano comunicativo del cane; l’animale, che ha acquisito e sviluppato competenze nell’interpretazione dei segnali comunicativi convenzionali dell’uomo, facilmente si colloca come interprete dei segnali della non normalità, favorendo successivamente lo scambio empatico e comunicativo tra operatore e paziente.

Inoltre il cane può fungere da stimolo imitativo nei confronti del paziente (specie nel bambino) per sviluppare competenze comunicative differenti (es. vocalizzare come il cane associando un significato, utilizzare la postura del corpo in relazione a spazi e persone, imitare la mimica del cane in determinati contesti e per specifiche azioni). In base alle caratteristiche dell’animale con cui si andrà a lavorare si potranno sfruttare le sue capacità per impostare il lavoro comunicativo del soggetto.

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